Music, Wine and more: a talk with Labeldoo.

Labeldoo is a press company specialized in the production of adhesive labels. In January their editorial staff asked us details about our Divenire 1818 project – here their full article – while in February we talked more generally about our design approach that intersects with the world of wine and music.

 

Ciao Salvatore, potresti introdurci il tuo studio?

Lavoro a Bergamo da una decina d’anni. Io e il mio team ci siamo sempre occupati di Visual Design. Una data di inizio può essere il 2015, quando siamo passati da un approccio più generalista ad uno più specializzato.

I nostri progetti riguardano principalmente food & beverage e il primo punto di contatto con il cliente è sempre il packaging design. Cerchiamo di essere fluidi nell’ideazione e di collaborare il più possibile con artisti e creativi alla ricerca del mood perfetto.

Il packaging dovrebbe creare un contesto molto preciso e coerente intorno al prodotto, come fa una colonna sonora in un grande film.

 

Dove nasce il tuo interesse per il Graphic Design?

Da un mix di passioni. Musica e illustrazione principalmente. Mentre studiavo design facevo parte di un collettivo di artisti: si chiamava Dr.ink.

Non disegnavo, ma progettavo i loro volumi autoprodotti. Ne sono usciti 3 in 3 anni: una collezione di follie cartotecniche. Ero in tipografia un giorno sì e l’altro pure. Negli anni successivi ho lavorato con designer e illustratori, poi coordinato design team in altre agenzie.

Dove nasce la mia passione per il graphic design? In sala stampa.

 

Cosa vuol dire progettare un’etichetta?

Raccontare una storia. So che è una risposta inflazionata, ma mai banale.

Mi piace viaggiare. I luoghi che mi ricordo e a cui sono più affezionato sono quelli di cui mi hanno spiegato la storia, sia essa vera o leggenda. Quando un’immagine ha una sua storia è indelebile.

Per questo mi piacciono le etichette che riesco a raccontare quando lascio la bottiglia in tavola. Anche se non le ho disegnate io e non ne conosco il concept, alcune sono così belle che comunicano senza aiuti.

 

Abbiamo parlato del tuo progetto per la cantina “Le Corne” che porti avanti ormai da tre anni. Potresti raccontarci qualcosa di più su questo progetto?

Le Corne è un’azienda a cui tengo molto: al di là del rapporto che si è creato con tutto lo staff sono orgoglioso della qualità dei loro vini.

Ho seguito i progetti delle loro etichette dalla conversione biologica in poi. Il progetto più affascinante è sicuramente “Divenire”. Questo vino è un Pinot Nero in edizione limitata di 2.000 bottiglie per annata.

“La musica è come il vino: in continuo cambiamento. In Divenire”. Questo il concetto dietro il naming. Il vino è dedicato a Gaetano Donizetti, famoso compositore bergamasco. Ogni anno progettiamo un’etichetta ispirata alla sua vita, cercando di ripercorrerla anno dopo anno.

Nel 2017 ci siamo ispirati all’opera Pigmalione, al cambiamento e quindi ad un elemento che ben lo rappresenta: la luce. Abbiamo progettato un’etichetta dove protagonista è una sfumatura bianca su un fondo di lamina argento.

Nel 2018 il riferimento è stata l’insegna del più antico teatro di Venezia ancora esistente, il “Carlo Goldoni”, dove è stata messa in scena per la prima volta l’opera Enrico di Borgogna. Per questa etichetta abbiamo usato due lamine dello stesso oro, una opaca e l’altra lucida, perché il risultato fosse “un’opera antica ma perfettamente conservata”.

L’anno scorso, in occasione dei 200 anni dall’opera Pietro il grande, kzar delle russie ci siamo ispirati al gioiello simbolo dell’Ordine Imperiale di Sant’Andrea, che lo Zar Pietro I di Russia mostra per svelare la sua identità in una scena dell’opera. Il lettering è stato disegnato da un grafico ucraino, riprendendo antiche incisioni. (Thanks Oleg!)

 

C’è una tendenza nell’accostare il vino alla musica e sappiamo che è molto delicato questo connubio per i risultati che si possono ottenere. Qual è la tua personale opinione in merito all’accostamento con il Donizetti?

Sia il Pinot Nero che Gaetano Donizetti sono fuori dalla mia portata. Il primo è uno dei vitigni più affascinanti che ci sia e in alcune espressioni uno dei più complessi al mondo. Il secondo uno dei compositori più originali di sempre, nato nella mia città.
Alzo le mani.

 

Quanto influisce la tua formazione da Sommelier nell’attività di Designer per il settore del beverage?

Tanto. Penso che avere una visione oggettiva sia importante per un professionista della comunicazione: dal grafico al copy.

In un certo senso noi designer siamo responsabili della vendita del prodotto e dovremmo conoscerne i pregi se vogliamo comunicarli attraverso un progetto grafico. Se ci affidiamo solo ai design brief ogni vino è da 98 punti e ogni etichetta deve essere “affordable-luxury”. Magari se lo assaggiamo ci dice qualcosa in più.

 

Cosa ne pensi dell’attuale scena della grafica italiana?

Penso che sia molto variegata. E questo è tipicamente italiano. Cambiando regione, ma anche solo città, si vive il lavoro e il design in modo radicalmente diverso. Comunque mi chiedo se ci siano ancora confini in questo settore … Mio nonno dice che come si mangia in Italia non si mangia da nessuna parte. Io comunque il Franciacorta lo bevo sul kebab.

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