Intervista di Arconvert: prodotti eccellenti richiedono ricerca e creatività.

Arconvert ci ha intervistato appena concluso il periodo di quarantena a seguito dell’emergenza COVID-19. Puoi trovare qui sotto l’intervista che parla del nostro approccio ai progetti e ai processi creativi.

“Parlando di questo periodo particolarmente difficile, soprattutto per la mia città Bergamo, un pensiero va a Giacomo Bersanetti: un punto di riferimento per me e per l’industria internazionale del graphic design.” Salvatore Santaniello

Ti riferisci a te stesso e al tuo team come ricercatori prima di essere designers. Come è strutturato il processo creativo? Quali passi metodici intraprendi che ti rendono un ricercatore? 

“Ricercatore” indica generalmente chi svolge attività di ricerca scientifica e/o tecnologica. Noi non lo siamo in senso stretto: è il nostro approccio più che altro a ricordare il loro modus operandi. Anche noi raccogliamo dati, facciamo sopralluoghi e interviste, scavando nel passato o cercando di prevedere scenari futuri alla ricerca di un oggetto o un pensiero, che rappresenti a pieno, con la sua unicità, l’essenza del prodotto su cui lavoreremo.
La nostra esplorazione non riguarda solo concetti ma anche tecniche: nuovi materiali e inchiostri sono solo una parte di ciò che fa di una semplice confezione un oggetto emozionale.

Da dove prendi le ispirazioni del design? Da dove provengono i “nuovi concetti”?

L’ispirazione può essere una vecchia foto, una leggenda, un edificio o un libro. Ciò che la trasforma in un visual originale è un punto di vista lontano dalle mode passeggere.
Per l’etichetta di un amaro alle erbe abbiamo utilizzato una vecchia foto di una capra in montagna. Per illustrare l’etichetta di un vino abbiamo ripreso l’architettura di un teatro. Abbiamo creato l’etichetta di una grappa con un collage di pagine di un saggio che risale al 1789. Penso che la chiave per non essere ripetitivi sia cercare qualcosa di autentico.

Con cosa lavori di più, restyling o nuove etichette? Come affronti questi due diversi casi dal punto di vista del marketing preliminare?

I restyling sono molto stimolanti perché fissano linee guida che è bello reinterpretare. Lavoriamo molto anche su nuovi prodotti, e spesso veniamo coinvolti anche prima che questi siano completamente definiti.
I nostri clienti sono realtà in cui la passione pesa più delle logiche commerciali, e per questo secondo noi è fondamentale capire il prodotto per creare il packaging e non al contrario creare un packaging con l’obiettivo di farlo piacere ad pubblico stabilito a priori.

Cosa cerchi in particolare sui materiali autoadesivi?Come scegli la carta giusta con cui lavorare?

Valutiamo i materiali sotto due aspetti: tecnico e artistico.
Oggi esiste un materiale perfetto per ogni applicazione (grease-proof, water-proof, everything-proof…) quindi se si collabora con cartiere e stampatori non è difficile individuare quello adatto.
Per quanto riguarda la direzione artistica, vogliamo che la carta sia coerente con il concept e che crei un contesto preciso: un po’ come fa una colonna sonora in un grande film.

Tra i numerosi progetti su cui hai lavorato utilizzando le carte Arconvert, esiste una case history di particolare successo, un’etichetta che ha cambiato positivamente la percezione dei consumatori sul marchio?

Un progetto recente, che penso sia un buon esempio, è la linea di cosmetica Orobic Milk Beauty  di Agriturismo Ferdy.
Le vecchie etichette erano stampate su film plastico: sicuramente resistenti, ma con la grave pecca di non trasmettere la naturalità di questi prodotti. Nel restyling abbiamo stampato su Arconvert Constellation Snow Country, una carta adesiva waterproof che al tatto ricorda molto una pietra lavorata. Questa particolare texture la si ritrova nelle pietre usate per costruire il caratteristico arco che accoglie gli ospiti all’ingresso della spa dell’agriturismo. La carta scelta, in questo caso, ha creato il contesto coerente di cui parlavamo prima.
I primi ordini, arrivati appena messa online la nuova linea, ci hanno confermato quanto sia efficace raccontare un luogo attraverso il packaging.

Nonostante le difficoltà di un 2020 impegnativo, quali sono alcuni dei tuoi obiettivi di quest’anno?

Il mio primo obiettivo è continuare ad investire nelle persone. In questo momento la miglior risorsa per una piccola agenzia è la creatività e la voglia di crescere di chi lavora al suo interno. Sono un po’ diffidente verso quegli investimenti “strategici” che a volte somigliano di più ad astruse formule magiche.

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